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REGGIO – Baccellieri fuori controllo: “La colpa della multa non è mia ma di chi ha denunciato”

Gianni Baccellieri continua le sue crociate su YouTube. Ma stavolta il ragionamento sembra davvero fuori controllo. Commentando il provvedimento dell’AGCOM che ha sanzionato l’Associazione Febea, fornitrice di Radio Antenna Febea, per quanto trasmesso nel programma Talk Sport, Baccellieri arriva sostanzialmente a spostare la responsabilità su chi ha presentato la segnalazione. L’esistenza dell’ordinanza-ingiunzione e le violazioni contestate dall’Autorità risultano dalla delibera 172/26/CONS.

La colpa della sanzione? Di chi ha denunciato. Un paradosso che potrebbe essere riassunto così: se un ladro commette un furto e viene arrestato, la responsabilità non sarebbe del ladro, ma di chi lo ha denunciato. È questa la logica che emerge dalle parole utilizzate da Baccellieri per commentare il caso.

E non finisce qui. Baccellieri prova anche a ridimensionare i 9mila euro di sanzione, sostenendo che esistano multe ben più elevate. Ma l’importo, da solo, non può essere utilizzato per stabilire che una violazione sia irrilevante. Nel caso di Talk Sport, l’AGCOM ha formalmente contestato la violazione dell’articolo 30 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e delle norme del regolamento sulla tutela dei diritti fondamentali della persona.

E soprattutto, secondo quanto riportato nel provvedimento integrale, la sanzione è passata dal minimo di 3mila euro a 9mila euro, tenendo conto anche della reiterazione e dei criteri previsti per determinarne l’entità. Altro che elemento utile a banalizzare la vicenda: l’importo finale è tre volte il minimo.

Baccellieri torna poi ad attaccare Massimo Ripepi, contestandogli l’utilizzo della carta intestata del Comune per rivolgersi all’Autorità. Ma Ripepi intervenne nella sua allora veste istituzionale di presidente della Commissione Controllo e Garanzia e la segnalazione riguardava il linguaggio utilizzato nelle trasmissioni verso minoranze religiose, persone omosessuali e commenti contestati come sessisti. Il provvedimento AGCOM riguarda infatti proprio la tutela dei diritti fondamentali della persona.

Basterebbe dunque fare una cosa elementare per chi pretende di fare informazione: leggere gli atti.

Anche perché è lo stesso Baccellieri che recentemente ha fornito versioni tra loro incompatibili sul rapporto con don Iachino: prima sostenendo che il sacerdote lo avesse spronato contro Ripepi e la sua Chiesa, salvo poi negare di aver mai avuto conversazioni o scambi di parole con lui.

Adesso l’ennesima capriola: 9mila euro sarebbero quasi poca cosa e il problema diventerebbe chi ha denunciato. Ma un provvedimento dell’AGCOM non scompare minimizzandolo davanti a una telecamera. E, soprattutto, le contraddizioni non si cancellano cambiando continuamente versione.

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