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REGGIO – Caso Legionella, disposta la chiusura di un albergo nel reggino. Ecco il batterio invisibile che può nascondersi negli impianti idrici: dove prolifera, come si trasmette e come prevenirlo

Con un’ordinanza contingibile e urgente, il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, ha disposto la sospensione temporanea dell’attività di una struttura alberghiera cittadina dopo l’accertamento di un caso di legionellosi. Il provvedimento è stato adottato in via precauzionale a seguito della segnalazione del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria provinciale, che nei giorni scorsi aveva rilevato l’infezione e richiesto l’immediata sospensione dell’attività ricettiva fino al completamento degli interventi di bonifica e alla verifica delle condizioni di sicurezza dell’impianto idrico.

L’episodio riporta l’attenzione su un batterio di cui si parla soprattutto durante la stagione estiva o in occasione di casi riscontrati in strutture ricettive, ospedali e edifici pubblici: la Legionella. Ma che cos’è esattamente, dove prolifera e quali sono le condizioni che ne favoriscono lo sviluppo? E, soprattutto, come è possibile prevenirne la diffusione sia negli alberghi sia nelle comuni abitazioni?

Ogni estate, puntualmente, si torna dunque a parlare di Legionella, un batterio che suscita non poca preoccupazione soprattutto quando viene individuato in alberghi, ospedali, strutture ricettive o edifici pubblici. Nonostante la sua notorietà, però, attorno a questo microrganismo continuano a circolare falsi miti e informazioni poco precise. Conoscere come vive, dove prolifera e quali semplici accorgimenti possono ridurre il rischio di esposizione è il primo passo per prevenire una malattia che, se diagnosticata tempestivamente, nella maggior parte dei casi può essere curata efficacemente.

La Legionella è un batterio naturalmente presente nell’ambiente, in particolare nelle acque dolci come laghi, fiumi e sorgenti. In natura, tuttavia, la sua concentrazione è generalmente troppo bassa per rappresentare un pericolo. Il problema nasce quando trova condizioni favorevoli all’interno degli impianti idrici artificiali, dove può moltiplicarsi fino a raggiungere livelli tali da costituire un rischio per la salute.

L’elemento che più favorisce la crescita della Legionella è la temperatura dell’acqua. Il batterio prolifera soprattutto tra i 25 e i 45 gradi Celsius, con il massimo sviluppo intorno ai 35-40 gradi. Al contrario, sotto i 20 gradi la sua attività rallenta notevolmente, mentre temperature superiori ai 60 gradi sono in grado di inattivarlo rapidamente. Per questo motivo il corretto controllo della temperatura dell’acqua rappresenta una delle principali misure di prevenzione.

Un altro fattore determinante è il ristagno dell’acqua. Tubazioni poco utilizzate, serbatoi, camere d’albergo rimaste vuote per settimane, seconde case chiuse per lunghi periodi o rubinetti aperti solo occasionalmente costituiscono ambienti ideali per la proliferazione del batterio. A favorirne ulteriormente la sopravvivenza contribuiscono il biofilm, quella sottile pellicola composta da batteri e materiale organico che si forma sulle pareti interne delle tubazioni, le incrostazioni di calcare e la corrosione degli impianti, elementi che offrono alla Legionella una sorta di “rifugio” naturale anche durante i trattamenti di disinfezione.

Tra gli ambienti maggiormente monitorati figurano le strutture alberghiere. Hotel, residence e villaggi turistici possiedono spesso reti idriche molto estese, con decine o centinaia di camere, serbatoi di accumulo e numerosi punti di erogazione dell’acqua. Nei periodi di bassa occupazione alcune camere possono rimanere inutilizzate per diversi giorni o settimane, favorendo il ristagno dell’acqua nelle tubazioni. Se a questo si aggiungono centri benessere, piscine idromassaggio o SPA, dove l’acqua calda viene continuamente nebulizzata, il rischio aumenta sensibilmente. Per questa ragione le strutture ricettive sono tenute ad adottare specifici piani di controllo e manutenzione, che prevedono verifiche periodiche delle temperature, pulizia dei soffioni doccia e dei rompigetto, disinfezione degli impianti e, quando necessario, analisi microbiologiche dell’acqua.

Una delle curiosità più interessanti riguarda proprio il modo in cui avviene il contagio. Contrariamente a quanto molti pensano, la Legionella non si trasmette bevendo acqua contaminata né attraverso il contatto con una persona malata. Il batterio raggiunge l’organismo quasi esclusivamente attraverso l’inalazione di minuscole goccioline d’acqua sospese nell’aria, il cosiddetto aerosol. È ciò che accade, ad esempio, durante una doccia, utilizzando un idromassaggio o in presenza di impianti che nebulizzano acqua contaminata. Proprio per questo motivo i normali climatizzatori domestici a split non rappresentano generalmente una fonte di contagio, poiché non utilizzano acqua per raffrescare l’ambiente e non producono aerosol, limitandosi a raffreddare l’aria e a scaricare la condensa all’esterno.

Anche nelle abitazioni private è comunque possibile adottare semplici accorgimenti per limitare ulteriormente il rischio. Dopo un lungo periodo di assenza è consigliabile far scorrere l’acqua di rubinetti e docce per alcuni minuti prima dell’utilizzo, così da eliminare l’acqua rimasta stagnante nelle tubazioni. È inoltre buona norma effettuare periodicamente la pulizia dei soffioni della doccia e dei filtri dei rubinetti, dove possono accumularsi calcare e biofilm, e mantenere il boiler o lo scaldabagno a temperature adeguate, evitando che l’acqua rimanga per lungo tempo nella fascia termica favorevole alla proliferazione del batterio.

Non tutte le persone esposte sviluppano la malattia. Il rischio aumenta soprattutto negli over 50, nei fumatori, nei soggetti affetti da malattie respiratorie croniche, nei diabetici e nelle persone con un sistema immunitario indebolito. La Legionella può manifestarsi con una forma lieve, simile a un’influenza, ma nei casi più importanti provoca la cosiddetta “malattia del legionario”, una polmonite che può presentarsi con febbre elevata, tosse, difficoltà respiratoria, dolori muscolari e, in alcuni casi, sintomi gastrointestinali come nausea e diarrea. L’incubazione varia generalmente da due a dieci giorni dopo l’esposizione.

Oggi la legionellosi può essere diagnosticata rapidamente grazie a specifici test di laboratorio e, nella maggior parte dei casi, trattata con antibiotici mirati. Per questo motivo il riconoscimento precoce dei sintomi e una corretta manutenzione degli impianti rappresentano gli strumenti più efficaci per limitare sia la diffusione del batterio sia le conseguenze dell’infezione.

Più che un’emergenza costante, la Legionella è dunque un rischio da conoscere e gestire con competenza. Una manutenzione regolare degli impianti idrici, il controllo delle temperature e l’eliminazione dei ristagni sono misure semplici ma fondamentali che consentono di ridurre in maniera significativa la possibilità che questo batterio trovi le condizioni ideali per proliferare.

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