Nel 2020, il Parlamento Europeo si fermava in silenzio per commemorare George Floyd, ucciso brutalmente negli Stati Uniti. Un gesto forte, accompagnato da parole altisonanti contro l’odio, il razzismo e ogni forma di discriminazione. Quel minuto di silenzio divenne un simbolo della lotta per i diritti, un momento di unità trasversale che travalicò confini e ideologie.
Oggi, solo quattro anni dopo, la stessa politica che si stracciava le vesti per condannare la discriminazione razziale, nega un minuto di silenzio per Charlie Kirk, giovane attivista conservatore americano, ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla gola durante un evento pubblico universitario. Il motivo del rifiuto? Le sue idee politiche.
Sì, avete capito bene. In Consiglio comunale a Reggio Calabria, su richiesta del consigliere Massimo Ripepi, è stato negato un minuto di silenzio in memoria di Charlie Kirk. Non perché non fosse stato ucciso. Non perché non fosse un evento tragico. Ma perché era di destra.
A tentare di chiudere la polemica, oggi arriva il comunicato del Presidente del Consiglio comunale Enzo Marra, che prova a giustificare la scelta con il rischio di “strumentalizzazioni politiche”. Ma a ben vedere, la vera strumentalizzazione è quella ideologica e faziosa, in cui si cade quando si divide la morte in morti “commemorabili” e morti “non degne di ricordo”.
Il comunicato di Enzo Marra: una toppa peggiore dello strappo
“Pur riconoscendo la gravità e l’efferatezza dell’omicidio di Charlie Kirk, con l’aggravante di considerare il fatto come un attentato alla libertà di pensiero, che questa amministrazione considera sacra ed inviolabile, si è ritenuto di non concedere un minuto di silenzio, per quanto concerne avvenimenti americani – seppur impattanti nel contesto internazionale – i cui risvolti sono stati già ampiamente strumentalizzati sotto l’aspetto politico anche in Italia.”
“Si è, pertanto, adottato un parametro di valutazione non dissimile rispetto a quello adottato tre anni fa, in occasione della morte di cinque persone per l’assalto al Campidoglio Capitol Hill a Washington, o più recentemente, quando una deputata del Partito Democratico del Minnesota, insieme a suo marito, anch’egli politico democratico, furono uccisi per motivi politici. Ebbene, pur nella consapevolezza della drammaticità di quegli eventi, non si ritenne opportuno avanzare alcuna richiesta di ‘minuto di silenzio’ per le ragioni testé evidenziate, ossia per evitare il rischio di facili strumentalizzazioni.”
“Questa presidenza – conclude – nel ribadire la ferma condanna di ogni forma di violenza fisica e/o verbale, senza distinzione alcuna di orientamenti politici, sociali, culturali e sessuali, si augura che la polemica odierna possa ritenersi definitivamente chiusa.”
Una realtà che sfugge di mano
Ma come si può chiudere una polemica che tocca il cuore stesso del rispetto umano e istituzionale? Marra prova a fare da pompiere, ma le sue parole rivelano la vera natura del gesto: una discriminazione in piena regola, avallata da un pregiudizio ideologico.
Charlie Kirk, cristiano, conservatore, difensore dei valori della famiglia e della libertà religiosa, non è stato ricordato nonostante sia morto per le sue idee. Lo hanno fatto a pezzi in un campus universitario – il luogo dove il pensiero dovrebbe essere libero – e a Reggio Calabria si è deciso che non meritasse nemmeno trenta secondi di silenzio.
Perché? Forse perché non rientra nel pensiero “politicamente corretto” che la sinistra promuove a giorni alterni? Perché è conservatore, bianco, cristiano? Perché difendeva la vita, la fede e la patria?
Iperbole di ipocrisia
Nel 2020 si gridava contro l’odio e la discriminazione, oggi si pratica la discriminazione silenziosa contro chi non appartiene al “campo giusto”. Si nega un tributo minimo, simbolico, umano. E lo si fa dietro il paravento della “strumentalizzazione”.
Ma che differenza c’è tra George Floyd e Charlie Kirk?
Due uomini. Due morti tragiche. Due volti dell’odio.
Ma solo uno, per questa sinistra, è degno di essere ricordato.
Se non è ipocrisia questa, allora cos’è? Se non è discriminazione politica, allora cos’è?
Una politica senza anima
In tutto questo, la sinistra reggina si dimostra ancora una volta lontana anni luce dai valori di cui si riempie la bocca: uguaglianza, rispetto, inclusione. Quelli che predica nelle piazze ma che nega nei fatti.
E allora sì, l’appello del consigliere Ripepi è più che legittimo: dove sono i cristiani della maggioranza? Dove sono Carmelo Romeo, Giuseppe Marino, Nancy Iachino, che ogni giorno parlano di Vangelo, di principi, di giustizia? Perché tacciono di fronte alla morte di un cristiano conservatore?
Ritorno al fascismo? O qualcosa di peggio?
Oggi, più che di fascismo, stiamo parlando di qualcosa di più subdolo e pericoloso: una crudeltà ideologica che seleziona chi è degno di rispetto e chi no, che divide le vittime in “utili” e “scomode”, e che trasforma la morte in una questione di convenienza politica.
Siamo sul filo del rasoio. E la Sinistra, se non cambia rotta, diventerà essa stessa promotrice dell’odio che finge di combattere.
Charlie Kirk è stato ucciso. Il suo nome è stato silenziato. Ma l’ipocrisia è viva più che mai, e a Reggio Calabria oggi ne abbiamo avuto l’ennesima, indecorosa dimostrazione.

