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REGGIO – Il tempo del “popolo di mezzo” anima l’associazione Le Muse ed il dibattito tra Mimmo Gangemi, Cosimo Sframeli e gli alunni della scuola media “Galileo Galilei”

L’associazione culturale “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria ha iniziato i suoi classici appuntamenti domenicali, offrendo alla città un importante evento, con una ripresa all’insegna della scrittura e della riflessione condivisa. Con queste parole il presidente Giuseppe Livoti, ha dato inizio alle domeniche Muse, rituale lungo 23 anni che prevede di volta in volta, liturgie diverse per presentare personalità della cultura contemporanea ed argomenti di grande attualità.

Una serata questa che ha visto, la partecipazione dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Pascoli – Galilei” che, in questo nuovo anno scolastico, apprendono i vari saperi anche con eventi come questo, con nuovi stimoli e didattica, promossi con passione dalla nuova dirigente avv. Lucia Zavettieri, per una Scuola proiettata in vari itinerari culturali nel territorio reggino. Il saluto della dirigente lo ha portato il vice preside prof. Nino Polimeni il quale, ha ribadito il lavoro di squadra dell’Istituto in sinergia ed in collaborazione continua con i docenti presenti in sala: le professoresse Ilenia Iaria, Monica Cristiano, Dolores Macrì, Tania Schipani, Claudia Romolo colleghe, che per questa occasione hanno sviluppato con una attenta unità didattica l’autore de “Il Popolo di Mezzo”.

Il libro è stato così l’elemento conduttore della serata, sia con il racconto del suo autore Mimmo Gangemi ed anche con una attualizzazione sul nostro tempo con Cosimo Sframeli – capitano dei Carabinieri.

L’evento è stato organizzato dalla Sezione Muse “Cultura e Linguaggi Espressivi” guidato dalla prof.ssa Antonella Mariani la quale, introducendo l’argomento ha affermato come è importante parlare oggi di letteratura contemporanea, poiché Gangemi dipinge con le parole, si occupa di letteratura, la conosce utilizzando storie, frasi, parole tenui e forti. Il suo libro indica un popolo, tutti noi, tutti coloro che non si riscontrano e non appartengono a determinate categorie: il suo popolo è raccontato come un grande affresco. Storie di un tempo, di coloro i quali lasciavano le loro terre nei primi anni del novecento con la speranza di trovare un mondo migliore in America, speranza infranta da paure e pregiudizi. Una storia di una famiglia e due fratelli animati dalle emozioni quella della ribellione: uno combatterà con l’anarchia ed uno rifugiandosi nella musica con il jazz.

L’ingegnere – scrittore Gangemi si è soffermato sul senso del vivere in Calabria. Ho scritto tanti romanzi dice, tra cui “Il giudice meschino”, da cui è stata tratta una serie tv interpretata da Luca Zingaretti e “La signora di Ellis Island”, apprezzatissimo da pubblico e critica ma questi testi, appartengono al passato, non mi identificano più, poiché è restrittivo appartenere a dei veri e propri generi. L’ultimo libro “Il popolo di mezzo” ha una narrazione che si tinge di verità pur nella finzione della famiglia siciliana, con vicende realmente accadute e con personaggi, sia di fantasia sia esistiti, che sono riusciti a strattonare, a usare violenza alla volontà fino a liberarsi dalla morsa e a condurre per mano su percorsi inimmaginati, mutando pelle, trasformandosi da figuranti in protagonisti della scena; non è rimasto che assecondarli e lasciarsi guidare. Tutto diventa memoria di ciò che siamo stati e però abbiamo velato d’oblio con troppa facilità, diventa testimonianza di un popolo in cammino, tributo a una comunità che infine ha saputo farsi onore. Fantasia e cronaca del nostro tempo vanno a braccetto e si fondono in un caldo abbraccio agli sventurati che, con oltre un secolo di ritardo, si avventurano nel Canale di Sicilia, percorrendo strade simili, per miseria e bisogno, a quelle dei nostri antenati – generazione eroica, la loro, se si è scossa dal torpore e dall’immutabilità dei secoli e ha forgiato l’idea rivoluzionaria che fosse possibile deviare la rotta di un destino che sembrava già tracciata, immobile e uguale. Cosimo Sframeli capitano dei carabinieri ha attualizzato l’argomento del testo alla sua esperienza, l’esperienza di chi ha toccato con mano sin dall’età di ventidue anni, sulla jonica e non solo, importanti stravolgimenti della nostra Calabria anche per mezzo della mafia. Un “popolo di mezzo” nella mia lunga esperienza conclusa presso la Scuola Allievi Carabinieri, ha detto Sframeli è il popolo di Africo vecchio, paese che negli anni ‘50 ha visto una alluvione che ha costretto per scelte politiche un trasferimento obbligatorio nel territorio di Bianco. Questi sfollati, rappresentano, il, un “popolo diverso” per un futuro certo: furono sfollati a Bova marina, Campo Calabro ed hanno vissuto nel degrado totale. Le regole della montagna diverranno, per loro, regole della ‘ndrangheta facendogli formare ed acquisire una mentalità diversa.

Ogni epoca, ogni periodo dunque ha i suoi momenti di transizione come quella della famiglie protagoniste nel racconto di Gangemi. Nella seconda parte della serata gli alunni delle classi terze della Scuola Media Galilei hanno posto delle domande ai protagonisti della serata, domande che gli attenti giovani protagonisti dell’istituto hanno impostato facendo riferimento al senso del vivere in Calabria, alle menti che non dovrebbero essere costrette ad emigrare o ancora al paragone tra i migranti italiani in terra Americana e gli sbarchi di questi ultimi anni degli africani verso i nostri territori. Vari momenti di lettura interpretativa hanno scandito la conversazione con brani interpretati da Clara Condello, Santina Milardi, Mariolina Priolo, Sonia Impalà.

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