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REGGIO – [INTERVISTE] «I giovani tornino protagonisti della propria vita»: il generale Emilio Errigo presenta a Palazzo Alvaro il suo libro Volevo solo cantare. E lancia una un forte messaggio a Cannizzaro…

REGGIO CALABRIA – Non un’autobiografia celebrativa, né il racconto di una carriera costruita ai vertici delle istituzioni. Piuttosto una testimonianza, un dialogo tra padre e figlio e, soprattutto, un messaggio rivolto alle nuove generazioni. È questo il cuore di Volevo solo cantare, il libro del generale Emilio Errigo presentato oggi nella Sala Perri di Palazzo Alvaro.

Un incontro intenso, caratterizzato da un forte richiamo alle radici reggine e al valore dell’identità territoriale. Più volte, nel corso della presentazione, il generale ha ribadito come la sua appartenenza a Reggio Calabria abbia rappresentato un elemento decisivo nella costruzione del suo percorso umano e professionale.

«Non sono nato genericamente in Calabria, sono nato a Reggio Calabria», ha sottolineato con orgoglio. Un legame che, secondo Errigo, ha inciso profondamente sulla sua formazione e sul suo modo di affrontare la vita.

«Credo che sia stato portante l’elemento genetico. I neuroni dell’essere reggino sono forti perché il reggino è determinato, è permaloso, è intransigente, ma possiede anche una forza di volontà ineguagliabile. Sono convinto che nella mia formazione abbia contribuito in maniera determinante l’essere nato a Reggio Calabria».

Parole che vanno ben oltre il semplice orgoglio identitario. Per Errigo, infatti, la “regginità” non è una definizione geografica, ma un insieme di valori: tenacia, spirito di sacrificio, resilienza, capacità di affrontare le difficoltà senza arrendersi. Caratteristiche che, a suo giudizio, hanno consentito a tanti figli di questa terra di affermarsi in Italia e nel mondo.

Il libro nasce da un dialogo con il figlio Antonio Errigo, autore materiale dell’opera, che durante l’incontro ha spiegato il significato più profondo del progetto editoriale.

«Non è un libro che racconta semplicemente il rapporto tra un padre e un figlio», ha spiegato. «È il racconto di un uomo nato in questa terra, a pochi chilometri da qui, che attraverso la dedizione, il sacrificio e il merito è riuscito a raggiungere importanti vertici dell’amministrazione pubblica».

Antonio Errigo ha ricordato come la presentazione a Reggio Calabria non sia casuale: «Questa è la sua terra natia, è il luogo da cui tutto è partito e dove, in qualche modo, tutto tornerà». Un ritorno alle origini che assume il valore di un messaggio rivolto ai giovani calabresi, spesso costretti a confrontarsi con precarietà, sfiducia e distanza dal mondo del lavoro.

Ed è proprio qui che emerge il nucleo più forte del libro. Sia il generale sia il figlio hanno insistito sul fatto che Volevo solo cantare non rappresenta un esercizio di autocelebrazione, ma una testimonianza concreta di come l’impegno personale continui ad avere valore.

Il messaggio è chiaro: il merito esiste, il sacrificio conta, e la scelta di dedicare tempo allo studio e alla formazione produce risultati.

È il racconto di chi ha imparato che le conquiste più importanti nascono spesso dalle rinunce quotidiane, da quelle notti trascorse sui libri quando sarebbe stato più facile scegliere altro. Un insegnamento che il generale affida soprattutto alle nuove generazioni, invitandole a tornare protagoniste della propria esistenza, a non considerarsi spettatrici passive di un destino già scritto.

Un invito che si accompagna ad un’altra riflessione: riscoprire il legame con la propria terra. Per Errigo, infatti, Reggio Calabria non è soltanto il luogo delle origini, ma una comunità capace di trasmettere ai propri figli valori e strumenti che possono diventare un vantaggio competitivo nella vita.

Tra i momenti più significativi dell’incontro, anche il passaggio dedicato al neo sindaco Francesco Cannizzaro, presente all’evento. Un intervento che ha assunto i toni di un appello civico e culturale prima ancora che politico.

Il generale ha invitato il sindaco reggino ad «aprire il cuore e la mente» alla città, coinvolgendo energie, competenze e sensibilità diverse nell’interesse esclusivo del territorio.

«Se uno ama Reggio Calabria non deve lasciarsi condizionare dall’appartenenza partitica», ha affermato. «Se uno ama i giovani di Reggio Calabria deve aprire il cuore e la mente ai giovani. Deve coinvolgere, deve cooperare. Nella cooperazione a somma positiva vincono tutti».

Un richiamo forte alla capacità di superare divisioni e appartenenze per costruire una visione condivisa della città. Non una richiesta politica, ma un invito rivolto a chiunque abbia responsabilità pubbliche.

«Se uno ama Reggio Calabria non deve essere assessore, consigliere regionale o giornalista: deve essere reggino».

Parole che racchiudono probabilmente il messaggio più autentico emerso dalla presentazione. L’idea che l’amore per una comunità non si misuri attraverso il ruolo ricoperto, ma attraverso la disponibilità a mettersi al servizio della stessa.

Non a caso il generale ha concluso ribadendo la propria disponibilità personale a contribuire alla crescita della città.

«Sono a disposizione gratuitamente, senza nulla pretendere. Sono a disposizione con la mia cultura e con la mia esperienza per Reggio Calabria, che amo profondamente».

Un messaggio che va oltre le pagine di un libro e che si trasforma in un’esortazione collettiva: ritrovare l’orgoglio di essere reggini, investire sui giovani e costruire, insieme, il futuro di una città che continua a rappresentare una delle più grandi risorse della Calabria.

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