Soddisfazione di Falcomatà per la programmazione. Ma la domanda sul “Modello Reggio” resta senza risposta. E gli operatori culturali storici? Dimenticati.
Con una conferenza stampa in riva al mare, il sindaco Giuseppe Falcomatà e l’assessore alla programmazione Carmelo Romeo hanno presentato il Sunsetland Summer Festival, evento centrale dell’estate reggina 2025. Dieci serate dal 11 al 20 agosto che vedranno alternarsi, all’Arena dello Stretto, artisti come Gaetano Curreri & Gli Stadio, Modena City Ramblers, Boomdabash, Chiello, Orchestra Mancina, Tredici Pietro, Elasi, e altri ancora.
Un progetto, ribadiscono i promotori, inserito all’interno di una visione più ampia: “Reggio Destinazione”, u
n programma pensato per incentivare il turismo stanziale nella città dello Stretto, evitando che Reggio rimanga solo tappa di passaggio verso altre mete. “Abbiamo riscontrato che tantissimi visitatori non pernottavano in città. Per questo, abbiamo deciso di puntare sul tramonto come valore identitario”, ha spiegato l’assessore Romeo.
Ma se da un lato si festeggia il rilancio dell’estate reggina con eventi gratuiti e una forte componente di spettacolo, non manca chi rileva una certa continuità con un passato politico che l’attuale amministrazione aveva dichiarato di voler superare.
Il “Modello Reggio” di Scopelliti? Silenzio.
Proprio durante la conferenza stampa, a Falcomatà è stata posta una domanda secca: “Ha rivalutato il ‘Modello Reggio’ che fu tanto criticato ai tempi della giunta Scopelliti?”. Nessuna risposta. Solo silenzio. Un silenzio che, per molti, vale più di mille parole.
Eppure le similitudini ci sono tutte: grandi eventi, nomi noti, festival su lungo periodo, turismo culturale come volano economico, spettacoli in riva al mare. E lo stesso Falcomatà ha dichiarato: “Vogliamo spendere di più!”, rilanciando con orgoglio l’intenzione di aumentare l’investimento nei prossimi anni. Il tutto, attraverso i fondi del PN Metro Plus, destinati in parte (4 milioni su 190 complessivi) alla cultura.
Gli operatori culturali storici? Penalizzati.
Nel frattempo, alcuni operatori storici dell’estate reggina – quelli che da anni promuovono sul territorio eventi teatrali, musicali, rassegne d’autore e manifestazioni culturali – lamentano di essere stati messi all’angolo, se non proprio esclusi, da una programmazione che concentra risorse e visibilità su un unico asse centrale: Sunsetland.
Anche il calendario, con oltre 500 eventi annunciati dall’amministrazione, secondo alcune realtà associative locali, si presenta come una vetrina appannaggio di pochi. Mentre la qualità di molte rassegne indipendenti, con ricadute culturali ed economiche importanti per la città, rischia di finire soffocata sotto l’ingombrante ombra di Sunsetland.
Le cifre, le scelte, la narrazione
“Qualcuno ha parlato di 500 mila euro per tre festival: in realtà quella cifra comprende l’intera programmazione del mese di agosto, distribuita tra Radici, Sunsetland e il Festival del Cilea”, precisa Romeo. Ma nel dettaglio dei numeri, nessun dato ufficiale è stato rilasciato. Si parla genericamente di una spesa “minima”, addirittura ridicola – secondo il sindaco – se paragonata a “chi ha speso 3 milioni per una pista di pattinaggio a Milano”.
E mentre la narrazione continua a oscillare tra orgoglio per una città “che vive anche di notte” e legittima rivendicazione di centralità culturale, resta l’impressione di una Reggio sempre più vetrina e sempre meno piazza. Una Reggio dove le domande scomode rimangono senza risposta. Dove il silenzio su certi paragoni politici è più eloquente di una smentita.
E dove, nel nome del tramonto, si rischia di oscurare chi da anni lavora all’alba della cultura locale.

