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REGGIO – L’Oblio della Fede: Tony Moscato e Carmelo Romeo, Apostoli del compromesso.

In un contesto politico e sociale sempre più polarizzato, dove i valori cristiani vengono branditi come bandiere ma spesso piegati alle logiche del potere, la vicenda dell’apostolo Tony Moscato e dell’assessore Carmelo Romeo emerge come un monito severo per la comunità cristiana di Reggio Calabria e per l’intero panorama evangelico italiano, spesso nascosto e pavido di fronte alle battaglie della fede da combattere a viso aperto, senza infingimenti e senza compromessi.

Tony Moscato, autoproclamatosi Apostolo, è pastore e coordinatore del Centro Cristiano del Mediterraneo a San Cristoforo eretto su terreni strappati alla ‘ndrangheta e si presenta oggi come l’artefice di un sistema sociale e spirituale.

Ma questa narrazione cela un’amnesia deliberata, un tradimento profondo verso le radici che lo hanno formato.

Moscato è stato uno dei discepoli del Pastore Gilberto Perri, alto dirigente della Polizia di Stato nonché gigante della fede cristiana, che negli anni ’80 ha piantato a Reggio i semi di un movimento rivoluzionario: la Chiesa “Gesù Cristo è il Signore”, da cui sono sbocciate l’Associazione di volontariato “Istituto per la Famiglia”, il movimento politico PA.C.E. (Patto Cristiano Esteso) primo partito biblico d’Italia e l’intero ecosistema di cooperative e associazioni afferenti al Sistema socio-lavorativo A.C.U. (Azione Cristiana Umanitaria).

Perri, salito al cielo nel 2010, ha affidato il suo lascito ai fedelissimi, tra cui Moscato, cui è toccato il Centro Cristiano del Mediterraneo: l’ultima creazione del maestro, edificata quasi interamente da lui, eccetto una piscina e qualche muro in pietra costruiti successivamente negli ultimi dodici anni da Moscato.

Oggi, però, quel centro è un monumento all’ingratitudine. Nessuna foto di Gilberto Perri, nessun cenno al fondatore, nessun ricordo nelle parole di chi è incaricato di presentarlo, zero riferimenti: come se Moscato volesse arrogarsi il merito esclusivo della costruzione del centro, cancellando l’opera del “padre spirituale” che lo ha reso ciò che è. Questa non è solo una dimenticanza fisica, ma un rinnego ideologico. Perri bollava come “cani muti” i cristiani che tacciono di fronte alle ingiustizie; Moscato, invece, ha scelto il silenzio, tradendo gli insegnamenti che un tempo professava con zelo.

Lo stesso oblio si riflette nella sfera politica. Moscato, ex segretario di PA.C.E. fondato da Gilberto Perri nel 1993, ha mobilitato la sua comunità per eleggere nelle ultime elezioni comunali Carmelo Romeo come consigliere comunale con soli 300 voti, in una lista a sostegno del sindaco Giuseppe Falcomatà.

Romeo, oggi assessore e fedelissimo del primo cittadino, dovrebbe essere un baluardo dei valori cristiani in Consiglio Comunale. Invece, ha optato per un codardo mutismo in un episodio che grida vendetta al cielo.

Il medesimo comportamento Carmelo Romeo lo tenne quando rimase muto in consiglio comunale, mentre tutti i consiglieri di maggioranza crocifiggevano il suo fratello in fede Massimo Ripepi, chiedendo le dimissioni per accuse tutte da dimostrare avanzate da una donna della comunità dello stesso.

E ancora, durante l’ultimo consiglio, il consigliere Massimo Ripepi altro erede di Gilberto Perri ha invocato un minuto di silenzio per Charlie Kirk, attivista cristiano assassinato da un coetaneo comunista, con il proiettile marchiato “bella ciao”: un atto di barbarie ideologica che simboleggia l’odio anticristiano. L’amministrazione Falcomatà, tramite il presidente Vincenzo Marra (timoroso di perdere favori partitici), ha sabotato la richiesta con un trucco infantile, sospendendo la seduta per obbedire agli ordini del PD nazionale e del sindaco. Un rifiuto gravissimo, motivato da pregiudizi del modello cristiano sociale, che ha negato un tributo a un martire della fede.

Ripepi aveva allora sfidato i cristiani presenti a schierarsi. L’ultracattolico capogruppo del PD Giuseppe Marino ha replicato, ma Romeo – interpellato direttamente – ha taciuto, rinnegando la difesa del “fratello” Kirk e l’iniziativa di Ripepi. Motivo? Non deludere Falcomatà, la cui alleanza gli garantisce il potere attuale e l’eventuale prossima elezione in consiglio. Questo non è pragmatismo: è puro opportunismo, un baratto dei principi cristiani per una poltrona.

E l’apostolo Tony Moscato? Come mentore di Romeo, ha emulato Pilato, lavandosi le mani, allineandosi al figlio spirituale Romeo e ignorando l’importanza della battaglia cristiana da combattere insieme a tutti i veri cristiani di Reggio e di tutta la terra. Nonostante l’esempio e gli insegnamenti di Gilberto Perri, ha voltato le spalle ai valori che un tempo lo animavano, forse per gli stessi calcoli opportunistici. È un binomio desolante: figli spirituali che cancellano i padri, comunità che vivono su eredità negate.

La fede in Gesù Cristo merita di meglio (ovviamente per quelli che, la fede, hanno intenzione di viverla veramente!). Questa storia non è gossip locale, ma un campanello d’allarme per chi invoca il nome del Signore Gesù Cristo in privato mentre lo ignora in pubblico per non esporsi al collettivo ludibrio e, dunque, alla perdita dell’interesse personale.

Moscato e Romeo hanno il dovere di riscattarsi: ripristinare i riferimenti a Perri e difendere la fede cristiana pubblicamente, senza compromessi? Altrimenti, il Centro di San Cristoforo resterà un simulacro vuoto e la politica cristiana un ossimoro. La vera testimonianza non tollera silenzi complici: è tempo di scegliere da che parte stare.

GIORNALISTA
SARA MANCINI

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