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REGGIO – Natale 2023: Le Muse fanno scoprire e presentano l’importante ed inedito lavoro scientifico, storico e linguistico sulla storia delle -nacatole-

L’associazione culturale Le Muse “Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria, ha aperto le sue attività attinenti al Natale  con il dodicesimo appuntamento di questa nuova programmazione 2023/2024.

L’evento che si è tenuto domenica scorsa presso la Sala D’Arte “Le Muse” ha riguardato un incontro con una conversazione dedicata al connubio tra la storia delle tipicità dolciarie collegate alle feste ed a vari collegamenti di tipo storico, artistico e linguistico.

“Nacatule e Protalia: indagine archeolinguistica sul cibo nella Calabria Greca”, la conversazione con Pasquale Casile, docente – vicepresidente Associazione Magna Grecia Pieve Emanuele, membro CdA Fondazione Calabro Greca ed organizzatore del Bicentenario dei Greci di Calabria.

Insieme a lui altro intervento con la presenza di Bartolo Foti, pasticcere ed esperto dolci della tradizione calabrese per approfondire quali manualità artigianali sono collegate a questi antichi dolci, mentre la versatilità della poetessa vernacolare reggina Rossana Rossomando, delegata Muse Poesia e Cultura Dialettale ha animato i momenti di recupero di una memoria estrapolata dalle usanze popolari.

Il presidente prof. Giuseppe Livoti, in apertura di evento, ha ricordato che si è pensato a questo primo incontro, utile per immergerci nella storia dei territori, attraverso, dolci della tradizione che, in effetti, nascondono altri significanti e significati, oltre che collegamenti con riferimenti archeologici e con immagini importanti della pittura e dell’arte e della lingua soprattutto nell’area grecanica. Il professore Casile sin da subito si è soffermato all’importanza di vivere il territorio, e su come l’archeo linguistica serve ed è utile per capire tante origini attraverso scavi linguistici. La “nacatola”, non è un dolce greco ma, appartiene all’area grecanica ed è frutto di una cultura, quella pitagorica. Per lo studioso Anastasios Karanastasis, questo biscotto è un impasto di qualcosa di dolce, per me, dice Casile il riferimento storico è alla “naca”, vello d’ariete, ovvero culla sospesa legata alle travi del letto. Un dolce che identifica così, un bambino che è sospeso sotto le costellazioni e che dunque ancora, non appartiene nè alla terra né al cielo. Anche altri storici come il Marzano di Laureana di Borrello, identifica questo dolce creato come se fosse una culla con una spirale dentro, dolce servito nei matrimoni sin dal Natale del 1923. Il recupero di questa tradizione è avvenuto tecnicamente, anche attraverso donne esemplari della bovesia come Elena Mantuano che ha proprio fatto scoprire come il fuso rappresenta la femminilità, mentre il filo della pasta, altro non sarebbe che il filo della vita. Tante altre fonti storiche si trovano alla Galleria Borghese come lo attesta un bassorilievo di Artemide del II secolo d.C. ed un cratere conservato nei Musei Vaticani. Il riferimento simbolico per Casile è ovviamente alle tre Moire ed al loro significato specifico: Cloto, la più giovane, che appunto filava lo stame della vita; Lachesi girava il fuso, stabiliva quanto filo spettasse a ogni uomo e decideva le sorti della vita che stava filando, usando lo stame bianco misto ai fili d’oro per indicare i giorni felici e lo stame nero misto ai fili d’oro per indicare i giorni di sventura; Atropo con lucide cesoie, lo recideva, inesorabile. Un dolce che si trova rappresentato anche nella Villa dei Misteri a Pompei in un affresco del 186 a. C. La pasticceria dell’Italia del Sud, nel ‘900 lo ripropone con variazioni diverse, come lo si può vedere nella provincia Cosenza con le – scalille -, i -caragnoli- nel Molise o altre tipologie alle Isole Eolie. Bartolo Foti, noto pasticcere reggino, formatosi e rimasto qui nella città di Rc, intervenendo, ha esposto la sua attività collegata al recupero di vecchie ricette di famiglia. Il mio, dice, è un recupero di produzione dolciaria di vecchia memoria che utilizza materie a Km 0; il segreto è utilizzare ingredienti naturali soprattutto per i dolci tradizionali di origine antica, così come venivano preparati nelle famiglie per ricorrenze varie come matrimoni e battesimi e per le festività più importanti, nelle settimane prima di Natale come segno beneaugurale, anche se oggi si preparano tutto l’anno. Rossana Rossomando, ha raccontato in vernacolo reggino, la tradizionale pasticceria calabrese ed ha analizzato poeticamente, la parola calabrese “naca” che proviene dal greco nakè, che significa culla. Versi e strofe che hanno dato unità e recupero di memoria familiare e collettiva a tutta la manifestazione che ha visto una gremita partecipazione di soci e di pubblico.

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