In un tempo in cui tutto corre, si consuma e si dimentica in fretta, la lettura resta uno dei pochi atti profondamente umani in grado di rallentare il tempo, restituendo senso, coscienza e profondità.
Nasce da questa consapevolezza l’evento “Una marea di libri”, che si è svolto nelle scorse ore a Venezia e che assume un significato che va oltre la rassegna letteraria. Una maratona culturale di 24 ore, nella suggestiva cornice seicentesca di Palazzo Donà dalle Rose, tra stucchi, affreschi e memorie artistiche che raccontano secoli di bellezza e arte. Un luogo iconico – tanto da essere stato scelto da Paolo Sorrentino per girare uno dei suoi film – che ha ospitato una rassegna dedicata a soli 18 libri selezionati in tutta Italia. Una vera e propria élite letteraria.
In questo scenario sospeso tra arte e memoria, dove ogni dettaglio è una finestra sul passato, la letteratura è diventata rito, incontro, occasione. Un’occasione per celebrare chi i libri li vive davvero, trasformando la carta in carne, l’inchiostro in esperienza, il racconto in testimonianza.
Una sola voce calabrese, quella forte e limpida di Emilia Condarelli
Tra gli ospiti selezionati, unica calabrese a calcare il palcoscenico della rassegna, Emilia Condarelli, scrittrice e giornalista, volto storico del TG di ReggioTV, e una delle primissime donne a Reggio Calabria ad occuparsi — con coraggio e ostinazione — di cronaca nera, giudiziaria e ‘ndrangheta.
All’epoca — era il 1997 — non era affatto consueto che una donna si occupasse di cronaca nera. Le redazioni, soprattutto nel Sud, erano ancora un mondo prevalentemente maschile. Emilia Condarelli fu una pioniera: insieme ad altre pochissime colleghe, costituì una piccola ma determinata avanguardia al femminile nel giornalismo d’inchiesta reggino.
Condarelli è intervenuta come relatrice per la presentazione del libro “Bricioli, risi e narcisi” di Renata Governali, scrittrice e giornalista siciliana, con la partecipazione della professoressa Mariella Spagnolo, anche lei di origini siciliane.
Un triangolo tutto femminile, tutto meridionale.
Tre donne, tre intellettuali, tre voci diverse unite da un legame profondo con il Sud, con la scrittura, con la verità.
Emilia Condarelli, nel suo intervento, ha regalato al pubblico non solo la sua lettura sensibile del romanzo, ma anche la sua storia, fatta di passione, determinazione, battaglie. Una storia che — non a caso — richiama da vicino quella della protagonista del libro: una donna cinquantenne, giornalista, che cerca riscatto, senso e libertà in un mondo che sembra volerla confinare tra i margini.
Un libro, una donna, un viaggio. E il Sud che pulsa tra le righe
Il romanzo “Bricioli, risi e narcisi” è il ritratto vivido e struggente di una donna non più giovane, irriverente, trasgressiva, in costante lotta con i fantasmi del passato e i limiti del presente. La protagonista, inizialmente relegata alla scrittura di articoli di cucina, decide di inseguire un giornalismo più vivo, crudo, autentico: la cronaca.
Un percorso che ricorda, per molti versi, quello di Condarelli.
Nel suo racconto al pubblico, ha ripercorso uno dei momenti più significativi della sua carriera: la prima inchiesta giornalistica che condusse alla scoperta di una truffa ai danni di giovani disoccupati reggini, orchestrata da un sedicente imprenditore straniero di nome Brandalise, che prometteva impieghi inesistenti e in cambio chiedeva denaro. Condarelli, all’epoca redattrice del Quotidiano della Calabria, fu tra le pochissime a denunciare pubblicamente l’accaduto, arrivando a ottenere una prova schiacciante — una ricevuta — che mise fine alla frode e portò all’arresto del truffatore. Quel giorno, mentre documentava uno sbarco a Monasterace con la collega fotografa Adriana Sapone, ricevette la telefonata dalla Questura: “Stiamo arrestando Brandalise, vi aspettiamo”.
Una pagina vera di giornalismo, uno spartiacque per la cronista e per tante vittime che finalmente videro giustizia.
Quando la letteratura si intreccia con la vita
Ecco perché la presenza di Emilia Condarelli a Venezia, accanto all’autrice Renata Governali, è andata ben oltre il ruolo di relatrice.
È stata testimonianza viva, è stata eco concreta del libro.
Il suo percorso professionale, il suo essere donna in un giornalismo di frontiera, il suo sguardo su un Sud ferito ma caparbio, tutto si è fuso con le pagine del romanzo, rafforzandone il messaggio: ogni dolore può diventare riscatto, ogni ombra può generare luce.
Non è un caso che la Governali, nell’ideare la presentazione, abbia voluto proprio lei. Le loro strade si erano incrociate anni fa, per motivi professionali, e da allora un legame di stima e affetto le unisce. Entrambe con radici catanesi, entrambe con la scrittura come destino.
La bellezza di ciò che resta
A fare da madrina all’evento, la padrona di casa, Chiara Modica Donà dalle Rose, contessa, avvocata, artista e mecenate, che ha annunciato anche l’istituzione del Premio Internazionale del Doge e della Dogaressa, ennesimo segnale di una Venezia che non smette di essere cuore culturale pulsante del Paese.
“Una marea di libri” è stato più di un evento.
È stato un atto d’amore per la parola, per il pensiero, per chi ancora crede che leggere sia un atto rivoluzionario.
Perché oggi, più che mai, servono i libri, ma servono anche le persone che li testimoniano.
Serve ricordare che la cultura non è un passatempo, ma un atto di resistenza.
E se ogni libro è un mare, allora eventi come questo sono maree che travolgono l’indifferenza e ci riconducono, pagina dopo pagina, a noi stessi.
Sara Mancini

