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REGGIO – Commissione Controllo e Garanzia, Ripepi: il nodo non è la persona, ma il metodo. La politica non può difendersi con le “attestazioni di stima”

La seduta della Commissione Controllo e Garanzia svoltasi questa mattina a Palazzo San Giorgio ha riportato al centro del dibattito politico un tema che dovrebbe essere scontato nelle istituzioni pubbliche: il rigore amministrativo e la trasparenza nella gestione della cosa pubblica.

All’ordine del giorno vi era la verifica della sussistenza di eventuali cause di incompatibilità o di potenziale conflitto di interessi in capo alla dirigente del settore Urbanistica del Comune di Reggio Calabria, ing. Ida Albanese. In audizione sono stati convocati il Segretario Generale Antonio Criaco, il Direttore Generale Umberto Giordano e la stessa dirigente.

La discussione, tuttavia, ha rapidamente assunto toni che hanno fatto emergere una questione ben più ampia: il modo in cui la politica affronta – o evita di affrontare – temi delicati che riguardano l’amministrazione pubblica.

Il nodo sollevato in Commissione

Il punto sollevato riguardava la partecipazione societaria della dirigente in una società di ingegneria e la necessità di chiarire se tale posizione potesse configurare una situazione di incompatibilità, inconferibilità o conflitto di interessi, soprattutto in relazione alla delicatezza del settore Urbanistica.

Nel corso della Commissione, la dirigente Albanese ha chiarito che il possesso di quote societarie passive non costituisce una carica societaria e non comporta obblighi di dichiarazione ai sensi della normativa vigente. Ha inoltre spiegato che, ogni volta che vengono adottati provvedimenti amministrativi nel settore, vengono pubblicate dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi.

Alla domanda diretta se avesse approvato bilanci della società di cui era socia, la dirigente ha inizialmente dichiarato di non ricordarlo, salvo poi precisare che non riveste ruoli gestionali o di rappresentanza e che la sua attività professionale è interamente concentrata sul settore che dirige.

Il Segretario generale Criaco ha riferito di aver già avviato verifiche interne subito dopo l’emersione della questione, accertando – allo stato – l’assenza di situazioni di incompatibilità o conflitto di interessi. Anche il Direttore generale Giordano ha ribadito che non risultano affidamenti del Comune alla società in questione né ruoli societari della dirigente che possano configurare incompatibilità.

La difesa politica e il punto sollevato da Ripepi

Se il piano tecnico-amministrativo ha cercato di ricondurre la questione nell’alveo delle verifiche formali, il piano politico ha mostrato una dinamica che ha lasciato più di una perplessità.

Diversi esponenti della maggioranza hanno scelto di intervenire sottolineando la stima personale nei confronti della dirigente e della sua famiglia, arrivando a definire la discussione stessa inopportuna o addirittura ingiustificata.

È proprio su questo punto che il consigliere Massimo Ripepi ha espresso la propria posizione con toni duri, arrivando a dichiarare di «vergognarsi di far parte di questo Consiglio comunale» per alcune affermazioni ascoltate durante la seduta.

Secondo Ripepi, la Commissione non era chiamata a giudicare la persona ma a verificare un fatto amministrativo preciso: la possibile esistenza di situazioni di incompatibilità o conflitto di interessi.

«Non siamo giudici né pubblici ministeri – ha chiarito – ma consiglieri comunali che hanno il dovere di verificare gli atti pubblici. Il tema è delicatissimo e riguarda un settore strategico come l’Urbanistica».

Il vero problema: personalizzare ciò che è istituzionale

Al di là della singola vicenda, la Commissione di oggi ha messo in luce un problema culturale e politico più ampio.

Quando si parla di gestione della cosa pubblica, non può esistere il principio della “garanzia personale”. Non basta dire che una persona è stimata, seria o rispettata.

Nessuno, infatti, ha messo in discussione la correttezza personale della dirigente Albanese. Ma nelle istituzioni non si lavora sulle percezioni o sulle attestazioni di fiducia: si lavora sugli atti, sulle norme e sui controlli.

Il punto sollevato da Ripepi – al di là dei toni – è precisamente questo: la politica ha il dovere di verificare, chiarire e rendere pubbliche le questioni che riguardano la gestione amministrativa. Non per accusare qualcuno, ma per evitare qualsiasi ombra di gestione personalistica della cosa pubblica.

Quando un tema viene liquidato con argomenti come «è una brava persona» o «conosco la sua famiglia», il rischio è di spostare la discussione dal piano istituzionale a quello personale. Ed è proprio questo il terreno su cui si indeboliscono le istituzioni.

La Commissione serve proprio a questo

La Commissione Controllo e Garanzia esiste per svolgere esattamente questo ruolo: verificare, controllare e rendere trasparente l’azione amministrativa.

Non è un tribunale, ma nemmeno un luogo dove le questioni possono essere archiviate con una difesa d’ufficio basata sulla reputazione personale.

La credibilità delle istituzioni si fonda proprio sulla capacità di affrontare con rigore anche i temi più scomodi. Non per delegittimare qualcuno, ma per garantire che ogni decisione e ogni ruolo pubblico siano sempre al di sopra di qualsiasi dubbio.

In un Comune come quello di Reggio Calabria, dove la fiducia dei cittadini verso le istituzioni è spesso fragile, la trasparenza non è un fastidio burocratico: è un dovere politico.

Ed è forse questo il punto più importante emerso dalla seduta di oggi. Non il caso specifico, ma il principio.

Perché nelle istituzioni la regola non può essere la fiducia personale. Deve essere, sempre e soltanto, il rispetto delle regole.

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