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REGGIO – Ribaltata la sentenza “Theorema-Roccaforte”, Stefano Sartiano assolto. “Nessun legame con la ’ndrangheta”

Assoluzione piena per Stefano Sartiano, imprenditore reggino coinvolto nel processo “Theorema-Roccaforte”. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti ribaltato la condanna inflitta in primo grado, dichiarandolo innocente “per non aver commesso il fatto”.

Secondo i giudici, non è emersa alcuna prova che Sartiano fosse un imprenditore di riferimento della cosca Libri, né che avesse sfruttato rapporti con la criminalità organizzata per inserirsi negli appalti o nel commercio di generi alimentari.

La sentenza accoglie integralmente la linea difensiva sostenuta dagli avvocati Marco Gemelli e Pierpaolo Emanuele, secondo cui l’imprenditore aveva sempre agito in maniera autonoma, scegliendo la via del mercato e della concorrenza lecita.

Nelle motivazioni, la Corte d’Appello sottolinea che “gli esiti dell’istruttoria dibattimentale non consentono di ritenere dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, il ruolo di partecipe e collaboratore di Sartiano”, aggiungendo che “gli imprenditori clienti hanno escluso imposizioni o pressioni mafiose, confermando che le forniture e i lavori erano frutto di scelte commerciali, economiche o di amicizia”.

Particolarmente rilevante, in questa direzione, è stato il lavoro difensivo in primo grado condotto dall’avvocato Gemelli, che ha smontato le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Stefano Liuzzo, il quale aveva definito Sartiano “un generale della cosca Libri”. Secondo i giudici, tali affermazioni non trovano riscontri concreti né temporali con il periodo oggetto delle contestazioni.

La sentenza evidenzia inoltre come alcune intercettazioni, utilizzate in origine come riscontro, siano state “oggetto di un’interpretazione parziale e, per certi versi, distorta”.

“Di fronte a un quadro probatorio così frammentato ed equivoco, che si presta a letture alternative anche di natura lecita — scrivono i giudici — non può dirsi raggiunta la prova della colpevolezza. Pertanto, l’imputato va assolto”.

Una decisione che chiude, almeno per ora, una delle pagine più complesse del procedimento “Theorema-Roccaforte”, segnando una netta inversione rispetto all’impianto accusatorio di primo grado.

Fonte:Gazzetta del Sud

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