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REGGIO – Roscioli “straniero”? Cannizzaro tira fuori la lista e smonta la sinistra: «Prodi, Bindi, Vendola, De Raho, Scarpinato… di cosa state parlando?»

Suppletive, Cannizzaro risponde alle accuse sulla candidatura di Fabio Roscioli e passa in rassegna i “forestieri” candidati negli anni in Calabria dal centrosinistra e dal M5S

REGGIO CALABRIA – Se Fabio Roscioli è uno “straniero” perché non è nato in Calabria, allora cosa dovrebbe dire la sinistra guardando alla propria storia elettorale nella regione?

È questa, in estrema sintesi, la provocazione politica lanciata dal sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro durante la presentazione della candidatura di Fabio Roscioli alle elezioni suppletive del 27 e 28 settembre.

Cannizzaro ha deciso di rispondere frontalmente alla narrazione utilizzata dagli avversari del centrodestra: quella di un candidato “calato da Roma”, estraneo al territorio e imposto ai calabresi. E lo ha fatto tirando fuori una lunga lista di personalità nazionali che, negli anni, sono state candidate in Calabria da partiti del centrosinistra o, più recentemente, dal Movimento 5 Stelle.

Il senso dell’affondo è chiaro: contestare oggi al centrodestra ciò che per anni è stato praticato anche – e ripetutamente – dall’altra parte rappresenterebbe, secondo Cannizzaro, una contraddizione politica.

Da Prodi e Diliberto a Bindi e Vendola: Cannizzaro rispolvera le candidature nazionali 

L’elenco pronunciato dal sindaco attraversa diverse stagioni politiche di “forestieri” della sinistra propinati per la Calabria.

Cannizzaro cita Romano Prodi, Fausto Bertinotti e Oliviero Diliberto. Sul 2006, per esempio, gli atti della Camera confermano che nella circoscrizione Calabria figuravano candidature nazionali come quelle di Diliberto, Bertinotti e Prodi; tutti optarono poi per altri collegi, facendo scattare i rispettivi subentri.

Cannizzaro passa quindi al 2008 e cita Luigi De Sena, nato a Nola e residente a Roma, ed eletto senatore del Partito Democratico in Calabria. La scheda ufficiale del Senato conferma l’elezione nella regione. Nello stesso anno venne eletta in Calabria per il PD anche Daniela Mazzuconi, nata a Milano.

Poi il 2013.

«Sentite e tremate», ironizza Cannizzaro prima di pronunciare il nome di Rosy Bindi. Anche in questo caso il dato trova riscontro: l’esponente nazionale del PD guidò la lista democratica alla Camera in Calabria. Dietro di lei figurava Alfredo D’Attorre, allora commissario regionale del partito.

Nella stessa tornata elettorale Cannizzaro ricorda anche Nichi Vendola, pugliese e allora leader di Sinistra Ecologia Libertà. I documenti del Ministero dell’Interno confermano Vendola al primo posto della lista SEL nella circoscrizione Calabria.

L’elenco pronunciato dal sindaco prosegue poi con altre esperienze politiche più recenti.

Il colpo al Movimento 5 Stelle: «E De Raho e Scarpinato?»

Cannizzaro concentra quindi l’attacco sul Movimento 5 Stelle, riportando il calendario al 2022.

Quell’anno Giuseppe Conte scelse due ex magistrati di notorietà nazionale come capilista pentastellati in Calabria: Federico Cafiero De Raho alla Camera e Roberto Scarpinato al Senato. Due candidature che rendono ancora più tagliente, nella ricostruzione di Cannizzaro, l’accusa rivolta oggi al centrodestra per aver scelto Fabio Roscioli.

Il caso di De Raho assume poi un significato particolare per Reggio Calabria. L’ex procuratore della Repubblica aveva guidato per anni uno degli uffici giudiziari più importanti della città, prima di diventare procuratore nazionale antimafia. Ma nel 2017 fece discutere proprio per alcune dichiarazioni sulla realtà reggina: raccontò di aver rinunciato persino a giocare a tennis per evitare frequentazioni delle quali non avrebbe potuto conoscere eventuali collegamenti e arrivò a descrivere Reggio come «un territorio nel quale non si possono avere rapporti con altre persone». 

Ed è qui che l’affondo politico di Cannizzaro acquista forza: anni dopo, proprio De Raho – nato a Napoli e proveniente da una carriera nazionale in magistratura – venne scelto dal Movimento 5 Stelle come capolista anche in Calabria. Lo stesso territorio descritto in termini così problematici diventò dunque uno dei collegi nei quali il M5S decise di candidarlo.

De Raho fu capolista alla Camera sia in Calabria sia in Emilia-Romagna, risultando eletto in entrambe le circoscrizioni; optò poi per l’Emilia-Romagna, lasciando il seggio calabrese a Riccardo Tucci. E al Senato il Movimento 5 Stelle candidò ed elesse in Calabria anche Roberto Scarpinato, siciliano.

Da qui la contraddizione sulla quale Cannizzaro prova a inchiodare i pentastellati: se nel 2022 era legittimo chiedere ai calabresi di votare candidati nazionali provenienti da fuori regione, con quale coerenza oggi si può trasformare la provenienza di Roscioli nell’argomento principale contro la sua candidatura?

Ed è qui che Cannizzaro alza ulteriormente i toni:

«Ma di che cosa state parlando? Non conoscete nemmeno la storia del vostro movimento politico?».

La controffensiva di Cannizzaro: il luogo di nascita non basta a giudicare Roscioli

L’operazione politica di Cannizzaro è quindi quella di rovesciare l’accusa.

Il sindaco non contesta che Roscioli venga da fuori Calabria. Contesta piuttosto l’idea che questo elemento, da solo, possa trasformare la candidatura in qualcosa di politicamente inaccettabile, soprattutto quando a sollevare l’obiezione sono forze che nella propria storia hanno candidato in Calabria personalità provenienti da altre regioni.

Cannizzaro sposta così il giudizio dal luogo di nascita al peso politico che Roscioli potrebbe mettere a disposizione del territorio.

«Se Fabio Roscioli alza il telefono in un ministero o nelle istituzioni che determinano i processi legislativi e amministrativi e destinano le linee economiche in Calabria piuttosto che a Reggio…», afferma il sindaco, descrivendolo come un uomo «pacato, umile» ma allo stesso tempo «determinato e autorevole».

E richiama anche il lungo rapporto professionale di Roscioli con Silvio Berlusconi, utilizzandolo come elemento per sottolinearne esperienza e relazioni nazionali.

La tesi politica diventa dunque questa: per i pochi mesi che restano della legislatura, al centrodestra interessa avere a Roma una figura capace di aprire porte e seguire direttamente i dossier reggini, non costruire una candidatura permanente sul territorio.

Una lettura rafforzata dallo stesso Roscioli, che durante la presentazione ha annunciato di non volersi ricandidare alle prossime politiche, lasciando successivamente spazio ai rappresentanti locali.

«Straniero» quando conviene?

È proprio qui che Cannizzaro tenta di mettere all’angolo gli avversari.

La questione posta dal sindaco non è se sia preferibile o meno un parlamentare nato sul territorio. È un’altra: può chi ha sostenuto negli anni candidature nazionali in Calabria trasformare oggi la provenienza geografica di Roscioli nel principale argomento contro il centrodestra?

La storia elettorale dimostra che il fenomeno delle candidature provenienti da fuori regione non appartiene a un solo schieramento. Ma proprio per questo l’attacco di Cannizzaro mira soprattutto alla coerenza degli avversari: se quelle candidature erano politicamente legittime allora, sostiene il sindaco, perché quella di Roscioli dovrebbe diventare oggi uno scandalo?

E la risposta di Cannizzaro è condensata in poche parole, pronunciate dopo aver snocciolato nomi e date:

«Ma di che cosa state parlando?»

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