In un contesto politico e mediatico distratto da dibattiti surreali che toccano temi come il gioielliere di Bologna e la stravagante idea che alcuni alimenti rappresentino ideologie, esiste una categoria di servitori dello Stato che continua a combattere in silenzio: gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria.
Per una parte dell’utenza carceraria, l’aggressione agli agenti è diventata una prassi. Colpire, distruggere e aggredire non è più visto come un reato da punire, ma piuttosto come una forma di sfogo. Gli agenti impegnati in prima linea, responsabili della sicurezza nelle strutture carcerarie e nei piantonamenti ospedalieri, subiscono violenze quotidiane, senza protezione e senza un quadro normativo che possa frenare questa escalation di brutalità.
Aggressioni e devastazione tra ospedale e carcere
Le violenze perpetrate durante il servizio si sono rese evidenti negli episodi del 19 e 20 luglio presso l’Ospedale Riuniti e l’Istituto di Reggio Calabria:
- Nel corso di un piantonamento, un detenuto ha preteso, con atteggiamento intimidatorio, la rimozione delle manette per poter fumare. Al rifiuto, ha colpito un Agente di Polizia Penitenziaria con una testata, causando un grave infortunio al naso.
- Una volta riportato in carcere, il detenuto ha distrutto gli arredi della camera d’appoggio: brande, materassi e persino i sanitari, lasciando la stanza in condizioni inagibili.
- Con un gesto provocatorio, ha appiccato un incendio, prontamente estinto dagli agenti, che hanno messo a rischio la propria sicurezza. Dopo essere stato ricollocato, ha tentato nuovamente di dare fuoco alla stanza, richiedendo l’intervento dei Vigili del Fuoco per gestire la situazione.
- Nonostante la devastazione, il detenuto ha proseguito la sua violenza, lanciando oggetti contro gli Agenti e i Vigili del Fuoco. Durante le operazioni di messa in sicurezza, ha colpito un secondo agente al volto, provocandogli fratture al setto nasale.
Dopo ore di conflitto, solo all’1:30 di notte, grazie all’intervento di un Ispettore e di un’unità di supporto con Dispositivi di Protezione Individuale, l’emergenza è stata finalmente contenuta, lasciando il reparto devastato da macerie e fumi.
L’appello dell’O.S.A.P.P. al Ministero della Giustizia
Non è più sostenibile che la Polizia Penitenziaria rimanga in trincea da sola mentre la politica si confronta su ideologie superate. Quando i nostri agenti iniziano il turno, non hanno la certezza di tornare sani e salvi alle loro famiglie. Gli eventi di Reggio Calabria evidenziano una situazione insostenibile: è urgente introdurre deterrenti concreti, protocolli operativi rigorosi e sanzioni immediate verso chi aggredisce gli agenti. Siamo arrivati al limite.
L’O.S.A.P.P. lancia un accorato appello al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: è tempo di fermare questo massacro annunciato. Gli agenti della Polizia Penitenziaria non possono essere considerati come bersagli, né tantomeno come vittime di un sistema carente. È necessaria una riforma normativa e operativa immediata per garantire sicurezza e dignità a chi lavora in prima linea.
Luigi Barbera, Delegato Regionale Calabria O.S.A.P.P.

