A margine della Commissione Controllo e Garanzia svoltasi stamani, il presidente Massimo Ripepi è tornato a parlare con parole affilate e senza giri di parole dell’“opera simbolo” dell’amministrazione Falcomatà: il Ponticello sul torrente Calopinace. Un progetto inaugurato in pompa magna dallo stesso primo cittadino con tanto di diretta Facebook e frase altisonante che ancora oggi fa eco nei corridoi di Palazzo San Giorgio:
“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per la città”.
Una dichiarazione da cui traspare tutta l’enfasi celebrativa, che oggi però si scontra con una realtà ben più grottesca.
Ripepi, nel suo intervento, non ha usato mezzi termini:
“Se noi per esempio pensiamo all’opera simbolo, ossia il Ponticello del Calopinace – che è il simbolo di Falcomatà -, ancora oggi è fermo perché pare che abbiano sbagliato: le travi le hanno messe più alte e quindi non riescono più a collegarle con la strada. Questo vuol dire che il paradigma del Ponticello lo possiamo mettere in ogni strafalcione che fa questa amministrazione che ha l’ufficio mistificazione, l’ufficio stampa che cerca ovviamente di mistificare le cose per cercare di coprirle, perché l’unico modo è coprirle”.
Una fotografia precisa – e feroce – di un’amministrazione che secondo Ripepi è più attenta a nascondere che a risolvere, a confezionare post e slogan piuttosto che a garantire opere funzionali. Il Ponticello Calopinace diventa così, nelle sue parole, il paradigma perfetto di tutti gli errori, le superficialità e le “mistificazioni” di un governo cittadino che inciampa persino sulle proprie stesse inaugurazioni.
E mentre i cittadini attendono che le travi “scendano” al livello della strada, la scena pubblica reggina è costretta ad assistere a un’altra tragicommedia amministrativa. Una figuraccia tutta in salsa reggina. O, per dirla con le parole dell’”onorevolissimo” Totò:
“Ma mi faccia il piacere!”
Dalle passerelle alle impasse tecniche, il passo è breve. E il “grande balzo per la città” si è trasformato in un doloroso inciampo.
