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SATIREVERITAS – Risultati a Reggio: la suspense affoga nello Stretto, Cannizzaro fa il pieno e la sinistra va a fondo

A Reggio Calabria le urne si sono chiuse e, a quanto pare, pure ogni parvenza di suspense. Dopo lo scrutinio delle sezioni nella città dello Stretto, Francesco Cannizzaro conquista Palazzo San Giorgio con percentuali che evocano scenari da plebiscito assoluto più che da combattuta elezione comunale.

Secondo le proiezioni Rai-Opinio Italia, il candidato del centrodestra viaggia su cifre bulgare sfiorando il 69%, lasciando al rivale del centrosinistra Domenico Battaglia poco più del 21%. Più staccato Eduardo Lamberti Castronuovo al 5%, mentre il resto delle preferenze si disperde tra schede bianche, voti di distrazione e cittadini entrati in cabina elettorale solo per trovare un po’ di sollievo dall’afa.

La vittoria è apparsa talmente scontata che, nei corridoi della politica, si ironizza sul fatto che i presidenti di seggio volessero iniziare lo scrutinio direttamente dal buffet della festa del centrodestra, giusto per risparmiare tempo e burocrazia.

Dal quartier generale dei vincitori si predica la classica “prudenza di facciata”. Una cautela smentita nei fatti dal retroscena di catering già pronti, fuochi d’artificio piazzati sul lungomare e una playlist con “We Are The Champions” impostata in modalità loop continuo.

Sui social il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha subito capitalizzato il momento:“Abbiamo già iniziato a costruire un’altra Reggio. Da oggi ancora di più”.
Un annuncio che ha scaldato la tifoseria, ma che ha sollevato la solita, pragmatica ironia dei residenti: prima di passare alla “nuova” Reggio, molti si accontenterebbero di completare quella attuale, possibilmente senza dover fare lo slalom tra cantieri eterni e buche storiche.

A salire sul carro del vincitore arriva anche Pino Galati, che ha definito il traguardo “un importante successo del gioco di squadra”. La classica traduzione dal politichese: quando si sfiora il 70%, il merito si fraziona miracolosamente e tutti diventano indispensabili, dal grande leader fino al passante che teneva l’asta della bandiera. Galati rivendica poi il peso di Noi Moderati, che per l’occasione valutano già ironicamente il passaggio al brand “Noi Vincitori”.

Anche la senatrice Stefania Craxi ha voluto timbrare il cartellino delle congratulazioni lodando l’“autorevolezza” di Cannizzaro. Un trionfo così schiacciante che a un certo punto si è temuto che il software del Viminale andasse in tilt, convinto che il 69% non fosse un dato elettorale ma il prefisso telefonico per chiamare direttamente il suo ufficio.

A dare il carico da novanta nel dopo-voto ci pensa Massimo Ripepi, che liquida l’era Falcomatà con la delicatezza di un bulldozer: “I cittadini hanno spazzato via una classe dirigente che ha distrutto in 12 anni la nostra meravigliosa città”. Per Ripepi, i reggini hanno finalmente sviluppato gli anticorpi alle “bugie” della vecchia amministrazione, preferendo affidarsi ai “fatti” di Cannizzaro. Un candidato Sindaco descritto in toni quasi mitologici, come un eroe moderno che “ha lasciato l’Olimpo e i comfort del Parlamento per venire a servire la propria città con grande onore e grandi rischi”. Una narrazione del martirio politico che fa quasi commuovere: in pratica, un passaggio traumatico dai velluti rossi di Montecitorio direttamente allo slalom tra i cantieri di via Marina, armato solo di un curriculum blindato e di un bel paio di scarpe antinfortunistiche.

Nel quartier generale del centrosinistra, intanto, il clima viene ufficialmente definito “riflessivo”. Nel dizionario della politica italiana, questa espressione è il codice standard per indicare che è ufficialmente partita la caccia al colpevole: si cercano le responsabilità del copywriter, del grafico dei manifesti e di chiunque abbia suggerito uno slogan che non ha convinto i seggi.

Gli unici a mantenere un distacco stoico restano i presidenti di seggio, reduci da ore passate a decifrare segni improbabili sulle schede e a spiegare a qualche passante che l’“exit poll” non era l’inaugurazione di un nuovo stabilimento balneare sul lungomare Falcomatà.

Alla fine, il dato politico reggino si traduce in un copione fin troppo lineare: più che una notte elettorale da brivido, è sembrata la rapida ratifica di una pratica amministrativa il cui finale era già ampiamente stampato sui giornali.

L.M.

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