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SUPPLETIVE – [INTERVISTA] Giannetta rivendica lo strappo con Forza Italia: «Non sono un traditore né un mercenario». E avverte: «Reggio non appartiene a una persona»

REGGIO CALABRIA – «Lasciare Forza Italia non è stata una cosa semplice, perché lavorare vent’anni dentro un partito sicuramente ti tocca. Però quello non era più il mio partito». Domenico “Mimmo” Giannetta sceglie Piazza Duomo per spiegare pubblicamente le ragioni della sua candidatura con Futuro Nazionale e, soprattutto, per rispondere alle critiche che hanno accompagnato il suo addio a Forza Italia.

Il candidato alle elezioni suppletive della Camera del 27 e 28 settembre è intervenuto dal palco della manifestazione alla presenza del leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci. Il voto riguarda il collegio uninominale di Reggio Calabria, rimasto vacante dopo le dimissioni da deputato di Francesco Cannizzaro, eletto sindaco della città.

Un intervento nel quale Giannetta ha insistito soprattutto su tre concetti: libertà, responsabilità e appartenenza al territorio.

«Forza Italia non era più il mio partito»

Si parte proprio dal passaggio politicamente più delicato della sua candidatura: l’uscita da Forza Italia dopo circa vent’anni.

«Lasciare Forza Italia non è stata una cosa semplice. Stare vent’anni dentro un partito sicuramente ti tocca, però quello non era più il mio partito», afferma.

L’ex capogruppo azzurro in Consiglio regionale precisa però di non voler rinnegare il proprio percorso: «Non rinnego le persone con le quali ho lavorato, con le quali ho combattuto battaglie e con le quali ne ho vinte anche. Io rispetto il mio passato».

La scelta di Futuro Nazionale viene quindi presentata come una decisione di libertà personale e politica: «A un certo punto della vita devi decidere se rimanere ancorato al passato o avere la libertà di scegliere. Io ho avuto quella libertà: essere me stesso, poter dire sì quando bisogna dire sì e poter dire no quando bisogna dire no».

È un’impostazione che Giannetta aveva già espresso nelle settimane precedenti, sostenendo di non aver cambiato né territorio né valori, ma lo «strumento politico» attraverso cui rappresentarli.

«Reggio è una città libera, non appartiene a chi la governa»

Dal racconto personale passa poi allo scontro politico di queste settimane e alle polemiche sulla presenza di Vannacci in città.

«Reggio Calabria è una terra libera, una città libera dove nessuno, e sottolineo nessuno, si può permettere il lusso di dire che qualcuno non deve venire nella nostra città», afferma Giannetta.

Il candidato distingue però la contestazione dalla libertà di partecipazione politica: Vannacci, sostiene, può essere contestato, così come può esserlo lui stesso. Per Giannetta è proprio questo il significato della democrazia, perché la libertà «vale soprattutto per chi non la pensa come noi».

Da qui una delle frasi più nette del suo intervento:

«Una città non appartiene a chi la governa in quel momento. Un sindaco amministra una città, non la possiede. Reggio appartiene ai reggini».

Un passaggio ripreso anche dalla stampa locale come uno dei principali messaggi politici pronunciati in Piazza Duomo.

«Un deputato non è il sostituto di qualcuno»

Giannetta affronta poi il tema del ruolo che dovrà avere il parlamentare eletto alle suppletive, contestando l’idea di un deputato chiamato a fungere da «sostituto» di un altro esponente politico.

Richiama l’articolo 67 della Costituzione, secondo cui ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato.

«Un deputato non è il sostituto di qualcuno. Il deputato rappresenta la Nazione e rappresenta i cittadini», afferma.

Nello stesso passaggio Giannetta formula anche una pesante accusa politica, sostenendo che in questi giorni si starebbe «approfittando del ruolo di sindaco e sindaco della Città Metropolitana» per rivolgersi agli amministratori locali ed «estorcere il voto». Si tratta di un’accusa pronunciata dal candidato durante il comizio e non di un fatto accertato; nella trascrizione dell’intervento non vengono presentati elementi specifici a sostegno dell’affermazione.

La sfida a Roscioli: «Perché Giannetta non potrebbe sbloccare i dossier?»

Nel mirino entra anche uno degli argomenti utilizzati dal centrodestra a sostegno della candidatura di Fabio Roscioli: i rapporti nazionali e la possibilità di seguire a Roma i dossier che riguardano Reggio Calabria.

Giannetta ribalta l’argomento: «Qual è la differenza tra Mimmo Giannetta e Roscioli? Perché Mimmo Giannetta non ama la sua città? Non può andare a sbloccare i dossier che sono imbrigliati in Parlamento? O forse gli mancano le capacità?».

E rivendica quindi i suoi anni di attività in Consiglio regionale, ricordando di essere stato proponente e primo firmatario di proposte di legge che, secondo la sua valutazione, avrebbero fatto della Calabria un’apripista in alcune materie.

«Non sono un traditore, non sono un mercenario»

È però nella parte finale che Giannetta risponde in maniera più esplicita alle definizioni utilizzate contro chi ha lasciato il precedente schieramento.

«Io so chi sono, so da dove vengo, so quello che ho fatto. Non sono un traditore perché ho deciso liberamente di candidarmi in un altro partito. Non sono un mercenario perché ho lasciato una poltrona comoda, una comfort zone, per andare a metterci la faccia in questo nuovo percorso politico».

Una risposta legata ancora una volta alla scelta di Futuro Nazionale, sostenendo di aver portato nel nuovo movimento la propria storia politica «con rispetto per ciò che è stato, con entusiasmo per ciò che sarà».

«La politica non è possesso né obbedienza»

La chiusura del candidato torna così al filo conduttore dell’intero intervento.

«La politica non è possesso, la politica non è obbedienza, la politica è responsabilità», afferma Giannetta, parlando di responsabilità «verso la propria coscienza», «verso la propria terra» e «verso le persone».

Poi l’appello finale, costruito ancora una volta sull’identità territoriale della sua candidatura: «Io sono Domenico Giannetta, Mimmo per gli amici. Io sono un reggino ed è questa la mia scelta: una scelta libera, una scelta consapevole, una scelta di responsabilità».

Promette quindi di «portare Reggio in Parlamento» e «i reggini a Roma», chiudendo il suo intervento con il sostegno a Futuro Nazionale e a Vannacci.

È il messaggio con cui il candidato affronta gli ultimi giorni prima delle urne: rivendicare il proprio passato senza rinnegarlo, difendere la rottura con Forza Italia come una scelta politica personale e presentare la candidatura con Futuro Nazionale come espressione diretta del territorio reggino.

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